Verso Est

di Laura Angiulli


link video trailer

con Predrag Matvejevic’, Hatidza Mehmedovic’, Alessandra D’Elia, Zehra Deovic’, Diana Höbel, Rederique Loliée, Minka Muftic’, Adis Oric’, Antonio Pennarella
le piccole Giulia Renzi , Sita Vrhunc, Alija Aljovic’, Mirsad Eleuzi, Edo Husic’, Ekrem Korda, Maja Lasic’, Sandra Perotic’

gli autori dei contributi al dibattito Zlatko Dizdarevic’, Gradimir Gojer, Hanifa Kapidzic’, Nicola Kovac’, Adil Kulenovic’, Nada Lovric’ Sofranic’, Ivan Lovrenovic’, Admiral Mahic’, Behdzet Mesihovic’, Senadin Musabegovic’, Marko Orsolic’, Slavko Santic’, Zlatho Sevdarevic’, Mile Stojic’, Le Donne in Nero

fotografia Cesare Accetta
montaggio
Roberto Schiavone
operatori
Aldo Chessari Alessandro Abate
suono
Daghi Rondanini
montaggio suono
Sandro Peticca Giuseppe D’Amato
mix audio
Marco Saitta
assistente alla regia
Lorenza Pensato
assistente al montaggio
Milko Montesanti
segretaria di edizione
Doriana Bonora
assistenti operatori
Luciano Teolis, Mauro Calanca
aiuto operatore,
Daniele Traettino
macchinista,
Aurelio Langella
fonici
Jasmin Parovac’, Zeljko Skaric’
interprete per le riprese
Alisa Muminovic’
interprete per il montaggio
Enisa Bukvic’
amministrazione
Nicola Castaldo
segreteria
Simona Iandoli
promozione
Susi Alaimo
macchine da presa
ARCODUE CINE HD di Fabrizio Catanzano
luci
Matania Lighting
correzione colore
Marco Mauti
conforming e titoli
Ercole Cosmi
post-produzione
MARBEA
musiche originali
Il tempo del dopo Rino Alfieri
musiche popolari balcaniche
progetto grafico
Francesco Armitti Solimena
Verso est una produzione a cura di
Laura Angiulli
collaborazione
Rosario Squillace

Verso est è la risultante di un lungo percorso. Al centro la Bosnia, col suo passato ingombrante, e un presente tanto incerto quanto controverso. Tre città di quel paese – Sarajevo, Mostar, Srebrenica – sollecitazioni diverse che si propongono nel contatto con la gente e la loro storia passata e presente. Sarajevo è la capitale. La memoria si è sostanziata con riflessi contraddittori nell’assetto politico vigente, e accende conseguenti opportunità di riflessioni e dibattito. Mostar è tutta nel vecchio ponte, simbolo ma anche cuore dal battito lento di una vita sociale e politica che non riesce a scaldare le ali periferiche della città, ancora frantumata nella realtà dei ghetti, croati e musulmani. E infine Srebrenica, la città delle donne , la città del dolore. 12.000 morti (istituzionalmente se ne riconoscono 8.372, ma nella pratica i dispersi sono 4.000 in più), e ogni anno nell’11 luglio la grande cerimonia per la messa in terra di quelle centinaia di corpi che vengono ancora ritrovati, in fosse di nuova individuazione. È di Srebrenica Hatidza Mehmedovic’, la protagonista del film, ed è stato subito chiaro che solo a lei, nella composta e altera capacità di assunzione del lutto (nel genocidio del 1995 ha perso i due unici figli, il marito, i fratelli, il padre), poteva essere affidata la trasmissione di un carico emotivo fortemente presente all’affettività dell’autrice-regista.

rassegna stampa

Un film duro, silenzioso ed allo stesso tempo assordante. Immagini che si susseguono potenti ed inequivocabili sotto lo sfondo del conflitto dei Balcani in cui si fondono e confondono sequenze drammatiche della pulizia etnica adottata da Slobodan Milosevic durante la sua dittatura, alternate al clima di incertezza del presente. Sarajevo, Mostar, Srebrenica, fotografate, o meglio ritratte come una donna struccata, seguendo i vicoli e i volti di chi le abita cercando di coglierne la memoria e di conoscerne l'essenza. Attraverso una regia pulitissima Laura Angiulli cerca di riportare in vita orrori sopiti ma mai sepolti che si palesano in comportamenti, abitudini o "semplici" malinconici sguardi.

Close-Up.it, settembre 2008

...Sfilano i luoghi che furono teatro di guerra: Sarajevo, Mostar e Srebrenica .

Le sequenze di più forte impatto, ai margini dell'iperrealismo, vedono agire Hatidza Hamedovic, presidentessa dell' associazione "Madri di Srebrenica" che lavora alla ricomposizione dei rapporti umani e familiari del territorio, sul modello delle " Madres de Plaza de Mayo " dei desaparecidos argentini. Il documentario si apre con un incontro di intellettuali sulla situazione religiosa e politica della Bosnia. Spicca la presenza dello scrittore Predrag Matvejevic, docente di letteratura slava in varie università europee (da Parigi a Roma) e consulente storico per "Verso est". Che si conclude con il momento , amaro e sacro al contempo, della cerimonia di interramento dei corpi ritrovati nel lungo periodo che ha seguito la fine del conflitto: i sacerdoti offrono preghiere e litanie alle salme, mentre elencano nomi e cognomi di queste vittime scomparse due volte e finalmente sepolte.
La Repubblica, Giovanni Chianelli