Dove sta Zazà
scherzo napoletano
testo e regia Laura Angiulli

partecipazione straordinaria Nando Neri (Dummineco)
con
Mario Santella
(cieco/giudice)
e
Laura Borrelli
(Rosalia),
Agostino Chiummariello
(cieco/cancelliere),
Michele Danubio (innamorato), Ciro d'Enrico (Spighetto),
Mario Russo (
Saverio
),
Rosalba di Girolamo
(signora Scarpetta),
Carlo Guitto (cieco/avvocato), Gennaro Monti (cameriere),
Antonio Pennarella
(cieco/Rocco), Roberta Serrano (Catarina),
assistente alla regia Andrea Cevoli
al pianoforte Maestro Mario Messina
elementi scenografici
Fabrizio Comparone
disegno luci Cesare Accetta
Galleria Toledo
produzioni a cura
di Rosario Squillace
Un avanspettacolo sulle tracce di una trama leggera, una messinscena allegra, divertente, tutta affidata alla straordinaria capacità espressiva degli attori. La traccia di fondo del testo, quello che conduce l'intero impianto, si affida all'incontro di più personaggi - diciamo pure un popolo - in una rassegna di caratteri il cui intreccio basa sull'elementarità dei comportamenti e delle culture, pure costruendo spessore alla complessità degli umori, necessari a sottolineare aspetti profondi di un'umanità messa a nudo.
Nel primo tempo una strada, alle prime luci del mattino: i Ciechi di Viviani che avanzano sottolineando ritmicamente il percorso, l'innamorato che cerca Zazà,
la Signora Scarpetta
che s'introduce nel discorso con la rudezza di un'insensibilità molto naïve... per un'apertura brillante, in "siparietto".
Successivamente, in un crescendo di vivacità, si aggiungono gli altri personaggi della storia,
Rosalia - la
graziosa soubrettina ingenuità e malizia - e l'irresistibile quartetto della scena "dei piatti". E infine, a chiudere
il primo
atto con un necessario cambio di registro, l'arrivo di Dummineco e Catarina, gli innamorati cui è precluso l'amore.
Intermezzo: canzoni di giacca.
Nel secondo tempo l'ambientazione cambia del tutto. Siamo in un'aula di tribunale, un giudice e un assistente in linea con il complesso umano che si avvicenda nelle vesti di accusatori, accusati, testimoni. Perché può sembrare incredibile, ma è così, tutti veramente hanno qualche motivo per oscillare fra i tre ruoli, nessuno è indenne.
L'incalzare delle contraddizioni offre materia al gioco degli equivoci. Comicità di alta temperatura, solo a tratti lacerata da alcuni colpi di
teatro - note
drammatiche che opportunamente riconducono la farsa verso l'asperità del reale, perché essa non è mai veramente grande se dietro la maschera gli occhi non denunciano la verità del sentire e l'inquietudine dei sentimenti.
dalle note di regia
Dove sta Zazà?
E chi è l’ imprendibile figura che nell’immaginario di circa un secolo ha rappresentato, attraverso le note di una canzone di successo, una figurazione tanto seducente quanto sfuggente?
L’immagine proposta dalla scansione dei versi un’introvabile Zazà dispersa nella folla di un popolo rumoroso e distratto - comunemente si lascia supporre all’interpretazione dell’ascoltatore con tratti di donna; ma solo per passiva acquiescenza agli schemi narrativi della canzone popolare amorosa, perché certo il nome Zazà - suono
bizzarro nella
reiterazione della prima sillaba - è più credibile nella citazione onomatopeica di sgangherata orchestrina che nella funzione connotativa di concreta incarnazione, risultando poco probabile anche nell’esperienza dell’ elencazione onomastica al femminile.
Zazà, dunque, in un’accezione meno consueta, ma verosimile, potrebbe di fatto indicare un’ entità senza sesso, il richiamo all’indefinito, il soggetto di riferimento cui dedicare lo sgomento, il doloroso stupore, il carico di vuoto e nostalgia che inevitabilmente s’accompagnano alla percezione di uno smarrimento senza rimedio, tanto più doloroso quanto più astratto e sfuggente all’indagine di chi ne è portatore.
E se si vuole allargare il tiro, o meglio andare più al fondo di quelle motivazioni che possono genericamente indurre sentimenti di deprivazione “esistenziale”, la riflessione potrebbe anche assumere carattere politico, e Zazà - di conseguenza - innalzarsi dal modesto rango d’immagine popolare, fino ad assumere la pienezza e il vigore di simbolo di una
città - nel
nostro caso, Napoli - ferita, sofferente, infiacchita dall’impoverimento nei suoi tratti di riferimento ideale -.
In quest’ultima interpretazione cercare Zazà significherebbe allora inseguire il senso profondo della città, le ragioni di un’appartenenza alimentata dagli umori delle radici, della sua storia e portato culturale.
Laura Angiulli
rassegna stampa
Nando Neri e un sogno chiamato Zaza’
Una tragedia popolare, nel senso più alto della parola, dove un antico contenuto rivive attraverso una forma espressiva che ha del prodigioso. Ottimi gli attori, tra cui spicca Nando Neri; un solo suo gesto, carico di un’emozione sapiente, dice più di mille parole.
Enrico Fiore
, "
Il Mattino
"
venerdì 28 dicembre 2007
Ecco "Dove sta Zaza’ ", un universo d'invenzioni
Uno straordinario cast di interpreti, messi in scena dalla regista e drammaturga
Laura Angiulli
, dove c’è passione pura e teatro senza fronzoli e compiacimenti.
Una città smarrita che
il teatro non
riesce a salvare ma dove, attraverso il sorriso, si attende la fine di una nottata che tarda a passare.
Giulio Baffi
“La Repubblica” domenica 30 dicembre 2007
Laura Angiulli e
"Dove sta Zaza’"
La necessità di affondare le mani nel repertorio della tradizione napoletana, fa di questo lavoro di
Laura Angiulli
un fortunato omaggio alla scena partenopea storica. Con un nutrito gruppo di attori, in larghissima parte giovani già bravi e affermati,
lo spettacolo risulta
godibile ed equilibrato; un’utopia, quella di Zazà, che appartiene a tutti coloro che, pur lottando quotidianamente, non si stancano mai
di inseguire i
propri sogni ed i propri desideri.
Stefano De Stefano
,”Corriere del Mezzogiorno” 22 dicembre 2007
"Dove sta Zaza?’ ",
lo scherzo
di
Laura Angiulli
Successo alla
Galleria Toledo per
la messa in scena, in prima assoluta, del nuovo lavoro di
Laura Angiulli
. Uno spettacolo sulle tracce di una trama leggera, una rappresentazione allegra e divertente, dove gli attori si distinguono per la loro straordinaria capacità espressiva.
Si ride con questo lavoro, anche se la storia offre notevoli spunti di riflessione; note drammatiche studiate “ad hoc” per un giusto mix narrativo capace di passare attraverso il registro della leggerezza e dell’inquietudine, senza stancare o lasciare spaesato lo spettatore.
Rossella Diana, “
Il Roma
”
lunedì 31 dicembre 2007
Dove sta Zaza’ a Napoli ? Nel varieta’ malinconico
Uno spettacolo dove, momento per momento, i dodici interpreti animano con destrezza i novanta minuti della rappresentazione; un succedersi di avvenimenti per una costruzione ben ragionata che evidenzia e scandisce momenti e tempi di un passato lontano quanto mai attuale nel presente.
Masolino D’Amico, “La Stampa” giovedì 3 gennaio 2008