ALE’ CALAIS

l’irresistibile ascesa di una squadra di dilettanti fino alla finale della Coppa di Francia

11 | 14 marzo 2010
feriali ore 21 - festivi ore 18


di Osvaldo Guerrieri

con

Marianella  Bargilli

gabriele curciotti chitarra, claudia della gatta
violoncello, stefano marzolla contrabbasso

Regia Emanuela Giordano

scene e costumi   Andrea Nelson Cecchini 

Musiche originali bubbez orchestra


LA STORIA

Calais, siamo nella provincia dimenticata della Francia, ma potrebbe essere una  qualsiasi cittadina italiana, di quelle di cui si sente parlare solo per qualche efferato ma sporadico delitto passionale.

Non accade nulla, nulla sembra poter accadere.  Un vento spietato spazza via desideri e sogni. Una squadra di calcio non professionista ma molto affiatata riesce poco a poco a conquistare punteggi in campionati prima locali poi provinciali fino ad arrivare alla finale, a Parigi. Tutti, dal sindaco al prete, dalla pasticcera alla maestra, dimenticando colori politici e vecchie antipatie si ritrovano uniti a fare il tifo; un tifo sempre più caldo, partecipe. Finalmente la gente si parla, unisce le forze, rinasce l’orgoglio d’appartenenza. Migliaia di Calesiani  invadono Parigi con pulman e treni speciali. Ragazzini, vecchi, famiglie intere, sotto la pioggia, il freddo, con il pranzo al sacco e un sogno nel cuore: vincere. Vincere la Coppa. Essere primi. Sbaragliare l’avversario famoso, forte, osannato dal pubblico e dalla stampa. Fino all’ultimo la vittoria sembra a portata di mano ma in finale un goal controverso fa vincere ancora una volta i più forti. Eppure qualcosa è successo, qualcosa che va ben oltre il calcio, ben oltre lo sport. Nessuno impreca, nessuno si sfoga sugli altri. Calais in fondo ha vinto, perché è arrivata fino in fondo, a testa alta, compatta.

LO SPETTACOLO

In scena la protagonista.   Ha seguito la storia,  se n’è impossessata,  l’ha amata, l’ha fatta sua e ora ce ne restituisce tutte le sfumature, le ragioni e i sentimenti, sostenendo con ironia e tenerezza il  “ vento” nuovo che anima  Calais.

E’ il moderno Omero,  il racconta-storie, capace di dar vita a tutti i personaggi.

L’epopea di un luogo diventa metafora del nostro destino.

Nulla di più teatrale e universale. E anche divertente, che non guasta.

Un corpo e un’intelligenza femminile in scena aggiungono sale al racconto, abbattendo l’ anacronistica  divisione tra “cose” di maschi e “ cose” di femmine, per cui le donne raccontano di fatti personali e privati e gli uomini di guerre e d’ imprese.

Sarebbe questo, anche e finalmente, un vento nuovo.

In smoking, accompagnata da una piccola orchestra d’archi, affiatatissimi e collaudati, in una scena scandita come una scatola luminosa, il racconto prende corpo come una ballata, un’opera musicale  euforizzante e inedita.



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